
La casa delle Convertite di Santa Valeria venne istituita nel 1532 da alcuni cittadini milanesi, nobili e mercanti. La finalità dell’istituto era di aiutare le prostitute che avessero desiderato cambiar vita per intraprendere un percorso di spiritualità e di purificazione.
L’anno 1532, facendo riflesso alcuni Cittadini Milanesi parte Nobili e parte Mercanti con zelo del servizio di Dio che nella città scandalosamente vivevano in pubblico peccato molte Donne, risolsero di procurarne a tutto loro potere l’emendazione, e rudurre a stato di penitenza quelle, alle quali si fosse potuto fare conoscere il loro peccato. Per l’effetto suddetto comprarono que’ buoni Cittadini una Casa situata in porta Vercellina sotto la Cura di Santa Valeria, ed in essa cominciarono ad introdurvi tali Donne peccatrici, quali si mantenevano a spese degli Autori di tale conversione. (S. LATUADA, Descrizione di Milano, Milano 1734, ristampa a cura delle Edizioni La Vita Felice, Milano 1997, tomo IV, pag.213).
Nel 1561 il Senato, il prestigioso organo giuridico amministrativo che assieme al governatore reggeva la politica dello Stato di Milano, stabilì che le convertite fuggite o sorprese nel tentativo di lasciare le celle non solo fossero bandite da Milano, ma dovessero subire la tortura del marchio infuocato sulla fronte “in segno della disonestà loro”.
Insomma, una specie di San Patrignano per le prostitute, retta però da un regolamento lievemente più severo….